Covid, torna l’obbligo dei tamponi in pronto soccorso

 Nuova circolare del ministero della Salute: test solo per i sintomatici. Ritorno in classe, i presidi: disturberemo mascherine agli studenti

 

Il Covid rialza la testa, complice soprattutto il diffondersi della variante Eris, con i nuovi casi in salita del 44% a quota 21.300 rispetto a una settimana fa. Il ministero della Salute invita comunque a mantenere la calma. “Evitiamo allarmismi. Noi adesso abbiamo gli strumenti per la tutela e in questo momento sono sufficienti”, rassicura il direttore generale della programmazione, Francesco Vaia. “L’infezione si mantiene bassa seppur in aumento”, scrivono nel bollettino settimanale ministero e Istituto superiore di Sanità.

Intanto però si cerca di giocare d’anticipo per non farsi trovare impreparati e tenere a bada la diffusione del virus. Da qui la nuova circolare del ministero guidato da Giuseppe Valditara che ripristina l’obbligo del tampone obbligatorio nei pronto soccorso per i sintomatici.

Covid, aumentano i nuovi casi

A salire, secondo l’ultimo bollettino, è anche l’incidenza dei casi per 100mila abitanti, da 24 a 31 rispetto alla scorsa settimana. In lieve crescita anche i ricoveri con un totale di 1.872 posti letto occupati e l’occupazione delle terapie intensive (0,6% rispetto allo 0,4% della precedente rilevazione). L’aumento delle infezioni riguarda tutte le fasce d’età con un’incidenza maggiore tra gli anziani con più di anni (69 casi per 100mila abitanti).

Ricoveri e pronto soccorso, obbligo tampone per i sintomatici

Secondo la nuova circolare del ministero firmata dal direttore della prevenzione Francesco Vaia, i tamponi tornano obbligatori solo per i pazienti sintomatici che arrivano in pronto soccorso e devono essere ricoverati.

Anche per chi ha avuto contatti stretti con un caso confermato di Covid negli ultimi 5 giorni, è indicata l’effettuazione del tampone. L’esecuzione del test non è prescritta invece per i pazienti privi di sintomi compatibili con Covid.

Le raccomandazioni, che tengono conto “dell’attuale andamento clinico-epidemiologico”, non escludono comunque “la possibilità da parte del direttore sanitario della struttura o del clinico che ne ravvisi la necessità, di definire ulteriori indicazioni per l’effettuazione dei test e delle misure di prevenzione e protezione aggiuntive”.

I test per chi entra nelle rsa e nei reparti con pazienti fragili

Il ministero fornisce raccomandazioni anche per gli altri reparti soprattutto là dove ci siano malati in condizioni più critiche, prescrivendo il tampone anche per i pazienti asintomatici che devono effettuare un ricovero o un trasferimento in contesti “ad alto rischio” (reparti con immuno compromessi e fragili, strutture protette, residenze per anziani).
Tamponi per accede alle residenze per anziani

Quanto alle rsa, strutture residenziali sanitarie e socio-sanitarie con pazienti fragili a rischio per età e patologie concomitanti, la circolare prevede l’esecuzione del tampone “al momento dell’accesso presso la struttura”. Mentre “i visitatori e gli accompagnatori che presentano sintomi compatibili con il Covid “devono evitare di accedere”. Stesso discorso per “gli operatori addetti all’assistenza sanitaria e socio-sanitaria”.

Bambini a scuola con la mascherina anti-Covid
Foto Pexeles / RDNE Stock project – Importpharma.it

Ritorno a scuola, i presidi: mascherine e niente assembramenti

Anche l’anno scolastico comincia con l’ombra del Covid. Circa 7 milioni di studenti italiani rimettono piede in classe e tornano i timori legati alla risalita dei contagi. I presidi si dicono pronti a correre ai ripari e annunciano la distribuzione di mascherine e del gel disinfettante.

L’indicazione è quella di evitare gli assembramenti degli alunni, soprattutto in questi primi giorni di scuola”, spiega Mario Rusconi dell’associazione dei dirigenti scolastici. “In molte scuole poi a chi lo chiederà distribuiremo le mascherine utilizzando le tantissime scorte che ci furono date durante la fase critica della pandemia. Stessa cosa avverrà con il gel“.

Anche se al momento non esistono misure restrittive anti-Covid nelle scuole, in una circolare il ministero della Salute raccomanda comunque di osservare le stesse precauzioni valide per prevenire la trasmissione delle altre infezioni respiratorie: indossare la mascherina, se si è sintomatici, rimanere a casa fino al termine dei sintomi, lavare spesso le mani, evitare il contatto con persone fragili.

Gli esperti approvano la misura annunciata dai presidi. “La scuola è da sempre fucina di virus che trovano un terreno fertile tra i bambini e i giovanissimi. Offrire una mascherina agli studenti? Non ci vedo nulla di male e non credo sia un danno”, il parere di Massimo Andreoni, direttore scientifico della Società Italiana di Malattie Infettive e tropicali (Simit).

“Siamo usciti dalla fase dell’obbligo sulle misure anti-Covid. Ora dovremmo aver capito che serve una cultura del senso civico. Se ho contatti con persone fragili dovrò cercare di difenderli ecco che la mascherina è uno strumento corretto“.

Ministero della Salute: “Nessun allarme ma serve prudenza”

L’attuale andamento clinico-epidemiologico non desta allarme, ma richiede attenzione e misure di prudenza, scrive Francesco Vaia, a corredo del bollettino settimanale.

La linea del ministero, spiega, segue due traiettorie: “Da una parte misure di protezione e prevenzione per la tutela e la sicurezza sia dei pazienti che degli operatori e dall’altra predisposizione di una campagna di vaccinazione annuale che punti a proteggere coloro che in passato sono stati più colpiti da Covid: anziani, fragili, immunocompromessi”.

In due mesi contagi aumentati di 4 volte

Dall’inizio di luglio gli indicatori mostrano che i contagi di Covid si sono quadruplicati, i ricoverati sono raddoppiati e da Ferragosto sono aumentati anche i tamponi notificati e soprattutto la percentuale di test positivi è in continua crescita fino a quasi il 10%. È il quadro che emerge da un report a firma dell’epidemiologo Cesare Cislaghi sull’andamento del virus in Italia negli ultimi due mesi.

Questa è la situazione in Italia oggi che peraltro trova un riscontro simile in diversi Paesi stranieri. Molti danno la colpa di tutto ciò alle nuove varianti più diffusive. Può essere ma è troppo facile dar la colpa al virus che muta quando invece si è deciso di eliminare qualsiasi precauzione per isolare i contagi”, avverte l’epidemiologo. “Non è il caso di suscitare gravi allarmismi, però ci sembrerebbe giusto ormai avvisare la popolazione che sarebbe opportuno che tornasse ad avere un po’ di precauzioni per difendersi dal contagio“.

Oms: “Nel mondo trend preoccupante”

Dal canto suo l’Organizzazione mondiale della sanità, allargando lo sguardo, vede un un “trend preoccupante in vista della stagione invernale” con le morti che “stanno aumentando in alcune parti del Medio Oriente e in Asia” mentre “in Europa crescono i ricoveri in terapia intensiva e le ospedalizzazioni”, ha detto da Ginevra il direttore dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus, lamentando “dati limitati” a disposizione dell’agenzia: “Solo 43 Paesi, meno di un quarto degli aderenti all’Oms, riportano le morti e solo 20 riportano informazioni sulle ospedalizzazioni”.

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